Hildita ubriaca (racconto)

Ecco un altro racconto antecedente al romanzo con Guillermo e Hildita!

Stavolta sono in gita con la scuola. I maschi si sono coalizzati per far ubriacare la nostra Hildita! Ci riusciranno?

😉

https://coulelavie.wordpress.com/2018/10/24/hildita-ubriaca/

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Siamo ai saluti

Il romanzo è terminato. Piaciuto?
Qualora ci sia qualcuno che abbia avuto la costanza di leggerlo tutto mi piacerebbe sapere cosa ne pensa.
A tal proposito vi dico anche che, dato che la funzione di presentazione di questo blog si è ora esaurita, probabilmente mi limiterò a passarci una volta ogni tanto.
Dunque potete cercarmi, per commenti inerenti il romanzo, o anche solo per vedere i racconti che sto pubblicando ora, al seguente indirizzo:
www.coulelavie.wordpress.com

E poi? Per quanto riguarda questa storia, ci sarà un seguito?
Se l’avete letta, vi sarete resi conto che, volendo, una seconda puntata ci starebbe pure bene…
Posso solo dirvi che qualcosina mi gira per la testa e mi sono preso qualche appunto. Per esempio ho pensato a una storia simile che si svolge in una realtà parallela in cui ogni personaggio… è del sesso opposto! 😀
Però non voglio illudervi: non so dirvi se un giorno questo progetto andrà in porto, dato anche che attualmente sono impegnatissimo in altre storie che a dire il vero mi prendono più di questa. E si sa che uno scrittore avrebbe sempre tante cose da scrivere ma, visto il tempo non infinito che può dedicarvi, è costretto, suo malgrado, a dover scegliere…

A presto.

🙂

4.8

+10 (+1)
Oggi Hildita mi ha detto che non verrà, e mi dispiace molto. Però ha detto pure che mi chiamerà dopo pranzo per sentire come va. Inoltre mi ha proposto di andare a mangiare una pizza ai peperoni anche con Pablo, la sera. Ma io le ho detto nisba, perché ho giurato di non mangiarne più per il resto della vita, di peperoni…
Vorrei evitare che si veda con Pablo… Ma a cosa servirebbe? In fondo è lei che deve scegliere, sempre se vuole scegliere tra due amici. Oddio, si potrebbe finire pure col triangolo per un certo periodo… Chissà! Intanto però con lui è andata fino in fondo mentre con me ci siamo solo baciati… Beh, io però l’ho avuta diverse volte nel periodo in cui stavo in coma, il che è molto comico se ci penso. Perché è come se la conoscessi già meglio di Pablo, da quel punto di vista, anche se per lei chiaramente tutto quello non è mai avvenuto, mentre per me… Eppure sembrava così reale… Che faccio? Mi rifugio ancora nel mondo dei sogni? La psicologa mi ha detto che non devo farlo. Anzi, sembrava più lo psicologo a essere seccato da quel mio continuo accennare a quelle vicende. La psicologa invece è molto condiscendente e mi guarda spesso con umana comprensione. Devo farle molta pena…
Mah! Ormai dovrei essermi dimenticato e aver rimosso quel che ho sognato nel periodo del coma, eppure non è affatto così, e mi ricordo tutto come l’avessi vissuto sul serio, anche se adesso sembra come fosse stato un sogno, per l’appunto, però un sogno che mi è rimasto impresso nitidamente. E tutti hanno notato che sono una persona diversa rispetto a prima, che sembro più adulto. Questo sarebbe inspiegabile. Cioè si potrebbe spiegare solo prendendo in considerazione la possibilità che… Ma questo è impossibile…

FINE?

redsp_VIOLET

4.7

+10
Oggi Hildita ha detto che non verrà, e mi dispiace molto. Però ha detto che chiamerà dopo pranzo per sentire come va. Inoltre mi ha proposto di andare a mangiare una pizza ai peperoni anche con Pablo, la sera. Ma io le ho detto che ho giurato di non mangiarne più per il resto della vita, di peperoni…
Vorrei scongiurare che si veda con Pablo… Ma a cosa servirebbe? In fondo è lei che deve scegliere, sempre se vuole scegliere tra due amici. Oddio, per un certo periodo si potrebbe profilare un triangolo… Chissà! Intanto però con lui è andata fino in fondo mentre con me ci siamo solo baciati… Beh, io però l’ho avuta ripetutamente nel periodo in cui stavo in coma, il che è molto comico se ci penso. Perché è come se la conoscessi già meglio di Pablo, da quel punto di vista, anche se per lei chiaramente tutto quello non è mai avvenuto, mentre per me… Sembrava così reale… Che faccio? Mi rifugio ancora nel mondo dei sogni? La psicologa mi ha detto che non devo farlo. Anzi, sembrava più lo psicologo a essere seccato da quel mio continuo accennare a quelle vicende. La psicologa invece era molto condiscendente e spesso mi guardava con umana comprensione. Devo farle molta pena…
Mah! Ormai dovrei essermi dimenticato e aver rimosso quel che ho sognato nel periodo del coma, eppure non è affatto così, e mi ricordo tutto come l’avessi vissuto sul serio, anche se adesso mi sembra come fosse stato un sogno, per l’appunto, però un sogno che mi è rimasto impresso nitidamente. E tutti quelli che mi conoscono hanno notato che sono una persona diversa rispetto a prima, che sembro più adulto. Questo sarebbe inspiegabile. Cioè si potrebbe spiegare solo prendendo in considerazione la possibilità che… Ma questo è impossibile. Beh, in ogni caso si può crescere anche solo sognando, evidentemente.
La bella psicologa bionda sembra molto interessata alle mie “storie del deja-vu”, così le chiama. Proprio oggi mi ha detto che vuole approfondire una questione o due. Non capisco perché le interessino tanto. È, tra i medici, quello che mi sta più appiccicato, tanto che delle volte mi viene il sospetto che, uscito dal coma, in realtà abbia accusato dei danni celebrali che i medici stanno ancora valutando, di cui non mi hanno messo al corrente per non turbarmi troppo. Eppure nessuno si comporta con me come fossi un pazzo o avessi dei problemi; si comportano tutti come fossi il Guillermo di sempre, solo, inspiegabilmente dieci anni più vecchio di testa. Sennò delle volte ho pensato che forse devo piacere alla bella psicologa, il che non mi dispiace perché è davvero una bella donna sotto tutti i punti di vista, e se non fossi già cotto di Hildita…
Mi reco dalla psicologa. Inavvertitamente mi tornano i… brividi! Cazzo! Era da parecchio che non succedeva più… Da… Oddio!… Da quando ero nel flusso e non sapevo come uscirne, cioè da quando ero in coma ma sognavo di essere nel flusso. Che sensazione irritante… Come se il mio destino non dipendesse da me. Sì, come fossi il personaggio bidimensionale di un fumetto o di un libro. Come essere Pinocchio, e per un attimo esser consapevole di Collodi, il quale ne farà passare tante al suo eroe burattino prima di concedergli la meritata felicità…
Osservo la mia pelle: è diventata d’oca. Hildita mi ha detto che la pelle d’oca mi veniva sempre quando mi facevano le spugnature per pulirmi. Questi brividi sono così concreti… come lo erano quando ero nel flu… in coma. Ma meglio non pensarci.
Non devo dirlo alla psicologa, sennò comincerà a pretendere che assuma psicofarmaci, mentre io mi voglio conservare nella piena efficienza mentale. E poi ti immagini Hildita che si innamora di uno con la bavetta alla bocca, che dormicchia gran parte del tempo e che quando non lo fa non riesce a dire due parole di fila interessanti né tanto meno a esercitare il proprio immenso charme su di lei? Mi lascerebbe subito per Pablo! E io non voglio che succeda.
La psicologa… Appena mi vede fa «Oh! Ti aspettavo!», come effettivamente non avesse fatto altro da ieri fino a oggi. Adesso che ci penso è una tipa molto strana, non per qualche sua mania o per i test che mi fa fare. È strano il suo rapporto con me. Sembra che ci intendiamo alla grande: sembra che mi conosca da una vita. Per esempio, l’altro giorno ci siamo ritrovati così in sintonia che le ho rivelato che quando ero in coma ero convinto di aver imparato a suonare Per Elisa; e lei allora mi ha fatto avere una pianola e mi ha invitato a emettere le prime note. E io effettivamente l’ho suonata e ne sono rimasto molto sorpreso. Ma lei, dopo avermi guardato con un sorriso quasi protettivo, mi ha spiegato che è una canzone facile da imparare e che potevo averla davvero imparata mentre ero in coma semplicemente pensando alle volte che l’avevo veduta suonare, per quanto ciò possa sembrare strampalato. Sarà: però ho come avuto la sensazione che avesse altro da dirmi in merito ma che in quel frangente abbia preferito non farlo.
Deve avere una grandissima esperienza con i suoi pazienti, cioè in questo ambito, se le è bastato scambiare poche parole con me per capirmi al volo. L’empatia deve essere la sua caratteristica regina. E dire che c’è gente che non è in grado di apprezzare tutte le mie sfumature. Invece lei no. Delle volte lancio delle frasi ambigue sottintendendo dell’altro, getto degli ami agli ascoltatori: tutta roba sofisticata che in genere con gli altri rimane carta morta. Invece lei coglie sempre le allusioni e mi sorride, e delle volte mi risponde pure per farmi capire che ha capito. Neppure Pablo raggiunge i suoi livelli. È davvero una donna straordinaria. Donna… Che poi avrà dieci, quindici anni più di me – ma appare ancora molto giovane e piacente! E ci mancherebbe! – ma mi considera suo pari. Deve essere davvero una donna straordinaria. Ma oggi mi sembra molto nervosa e ancora non ho capito perché…
Siamo nel suo studiolo. Si alza, mi invita a sedermi. Sa che prediligo la comodissima poltrona imbottita al divanetto su cui sdraiarmi. Va a chiudere la porta, a chiave. L’avvenimento non passa inosservato. E mi sento di chiedergliene il motivo, ben consapevole che non lo abbia mai fatto e che le nostre sedute non siano mai state disturbate da nessuno prima, se non talvolta da qualche chiamata telefonica di Hildita.
«C’è bisogno di chiudere a chiave?», domando educatamente ma realmente stupito. E lei, un po’ arrancando, come non l’ho mai vista…
«È meglio. Così parliamo con più discrezione e siamo sicuri che rimaniamo soli.»
Oggi mi guarda con un’espressione dolente, come dovesse comunicarmi che le è morto il gatto e non sa come fare e io sia l’unico rifornitore di gatti domestici sulla faccia della terra. Ma che ha? Che le prende? Ho l’impressione che stia per scoppiare, come l’argine di una diga ormai crepato che si fa sempre più ballerino. Il suo uomo deve averla lasciata, immagino.
Silenzio. Un lungo silenzio. Non mi sento di domandarle come al solito di che vuole discutere oggi. Preferisco rimanere sulla difensiva, dopo il gesto inconsueto che ha appena compiuto. E lei, rassetta delle carte, afferra la penna, guarda nel vuoto; poi ripone tutto nel cassetto della scrivania, come a significare: ma tanto che lo faccio a fare se non ha alcun senso? Altro segno stranissimo.
Sempre più sul chi va là, attendo che mi parli. Deposito delicatamente i miei occhi scuri su di lei. Che infatti si squaglia.
«Guillermo, ascolta… Ho chiuso la porta perché quel che ti dirò dovrà rimanere strettamente tra noi, sennò… Beh, sennò potrebbe alterare degli equilibri», mi dice con due occhi grandi tendenti alla commozione.
Adesso sono sicuro che mi sta dicendo la verità. Meglio. Apprezzo sempre la verità, anche quando fa male. Perché una verità che fa male prima o poi la si accetterà, mentre una bugia potrà lasciare un vuoto nell’animo che potrebbe anche non esser mai colmato. Una bugia potrebbe arrivare a fare male sempre, sia se venga scoperta, sia se non si arrivi a tanto ma solo ad avere un sospetto che sia tale.
Adesso mi dirà che i test che ho fatto indicano qualche grossa anomalia mentale, che sono mezzo ritardato anche se non ne ho il minimo sentore… Sono pronto a tutto. Però ammetto di non aver paura. Dopo tutto quello che ho passato, nessuna delle faccende che potrà espormi mi spezzerà. Fottuto destino, non sei riuscito a fottermi! Mi sono dimostrato più forte di te! Avanti! Vediamo stavolta che hai architettato per mettermi i bastoni tra le ruote! Sono curioso!
«Guillermo, non so da dove cominciare… Sono stanca di questa vita che conduciamo…»
Conduciamo? In che senso? Che conduciamo io e lei, o più in generale sul piano filosofico? Stavolta non resisto dal parlare. Così le faccio anche capire che sono molto desto sulle sue parole, il che viene apprezzato.
«Non capisco. Che cosa intende?»
«Eh… Lo so che non capisci. Lo so bene, perché ci sono passata un mucchio di volte, anche se tu non te ne ricordi… E sapessi quanto è difficile per me ogni volta provare a farlo…»
Ammetto di perdere un po’ la bussola.
«Fare… cosa? Mi vuole dire a cosa allude?»
Non sono ancora spazientito ma mi altero un po’. Non sopporto tutte queste incertezze. Vengo da un recente passato pieno di domande inevase! E grosse domande inevase! Quel supposto periodo di coma ancora non l’ho digerito per intero, anche se essermi successivamente ritrovato in aderenza così cospicua con Hildita tende a non farmici pensare troppo.
«Chiamami Sylvie. Non sopporto che mi dai sempre del lei…»
«È per educazione…»
«Lo so, lo so. E tu sei sempre gentilissimo. Però è assurdo che tra noi due ci si debba ancora, ogni volta, dare del lei! Dopo tutto quello che c’è stato…»
Mi sento quasi su candid camera. Che Dio non voglia che sia un cazzo di test psicologico per vedere come reagisco. Se così fosse, andrò a denunciarla alla polizia per violenza psicologica! Ma in questo momento in realtà vorrei proprio che lo fosse, un test, perché mi sembra di vivere in un sogno non mio in cui non so minimamente raccapezzarmi…
«Ma che dice?! Parli chiaro che non la seguo…»
E lei accusa il colpo.
«Ancora mi dai del lei…»
«Va bene, allora dimmi quello che vuoi dirmi bello chiaro che fatico a seguirti, va meglio così… Sylvie?» – dove ho già sentito questo nome di recente?
«Sì, anche se lo hai fatto solo per acquietarmi, non perché te lo sentissi dentro…», ribatte mesta.
«Parla, Sylvie! Dimmi che cazzo vuoi dirmi in modo che almeno ti possa rispondere! O aiutare! Non capisco se il problema sia mio o tuo…»
Ho un presentimento negativo: qualsiasi cosa mi dirà, produrrà effetti nefasti su di me. E infatti così è.
«Di entrambi, Guillermo. Il problema è di entrambi… Povero, Guillermo… Ti capisco. E non ti voglio far soffrire oltre… Dunque, Guillermo. Dicevo che sono stanca… Stanca ogni giorno di cambiare il flusso in questo punto…»
«Cambiare il FLUSSOOOO?! Oh, mio Dio! È uno scherzo?! Vuoi farmi impazzire?! Avete sempre detto che il flusso non esisteva! Era il coma! Il coma! Adesso che cos’è ‘sta storia del flusso?!»
«No, non è uno scherzo. Sapevo che avresti reagito così. Lo so, so tutto e sono stanca di avere queste discussioni con te… Mi estenuano, sai… Anche io conosco quello che tu chiami “flusso”…»
«Mi sta… stai dicendo che il flusso… esiste davvero per come me l’ero immaginato io?»
«Più o meno. Anche se ignoro totalmente la storia di Rosanera. Quella non ho proprio capito da dove sia saltata fuori. Tutto il resto lo so spiegare, e te lo spiegherò… Guillermo, per iniziare però dobbiamo andare sul concreto. Devi sapere questa cosa che io so già: con Hildita non andrà bene. Andrete avanti anni e anni, ma alla fine vi renderete conto che non siete fatti l’uno per l’altra, nonostante vi amiate. Hildita finirà col rimettersi con Pablo, il tuo migliore amico, dopo aver passato anni a tradirti con lui… Scusa se te lo dico brutalmente, Guillermo. So che la ami, ma la tua Hildita delle volte si è comportata proprio da grandissima… zoccola! Ho provato a metterti la pulce nell’orecchio, con quella scritta. Ma tu ti sei anche dispiaciuto che qualcuno avesse osato mettere in giro quelle voci, vero?»
La scritta?!… Quella scritta sul muro l’avrebbe fatta lei?!
Resto basito. Per tutto.
«…E tu come lo sai che la mia storia con Hildita andrà male, porca miseria?!»
«Lo so perché vengo dal futuro. So come andrà. E quando lo capirai anche tu, incontrerai me, e allora ci ameremo davvero e capiremo entrambi che saremmo dovuti stare sempre assieme. Che abbiamo sprecato il nostro tempo, tu inseguendo un amore impossibile per quasi tutta la vita, l’amore di Hildita, e io studiando e divenendo sempre più brava nella mia professione, dedicandomici anima e corpo, dando tutto agli altri senza dare nulla a me, nulla di quello che in fondo avrei voluto ricevere, cioè amore, il tuo amore, che era l’amore che avevo sempre desiderato…»
Mi sento come se avessi vissuto fino allora una vita nella più totale e oscura ignoranza…
«So che faticherai a capirlo, Guillermo. Ma è così! Ti dico la verità. Vuoi sapere che cosa dirai probabilmente adesso? Vuoi sapere cosa stai per dire? Stai per bestemmiare.»
Bestemmio. E giuro che non lo faccio perché lo ha detto lei. La mia è come un’eruzione vulcanica. Intrattenibile!
«Vedi che è come ti dico? Ti sto dicendo questo perché so già tutto. So che se non riesco a cambiare il flusso in questo punto tu e io siamo destinati a una vita al di sotto delle nostre possibilità, e sopratutto una vita senza l’amore vero della nostra vita.»
Mi si mette in braccio, mi guarda con due occhioni enormi carichi di lacrime autentiche. Mi ama, cazzo! Mi ama! Questa donna bellissima mi ama! E io sono mortalmente attratto da lei. Se non fosse così matta sarei molto tentato di contraccambiare il suo folle sentimento per me. Mi abbraccia stretto facendomi sentire i fertili seni e mi dice:
«So che stai pensando: la cosa più verosimile è che la psicologa che ti segue in realtà sia diventata matta lei, per essersi calata troppo in quella fantasia del flusso… Ma in realtà lo hai vissuto sul serio: il flusso, anche se è difficile dirti come, tu sai che è vero. In fondo alla tua anima, sai che è vero, anche se non capisci come possa esserlo… Ma lo capirai, lo capirai, se avremo tempo e voglia di parlare e ascoltarci… Sono qui per farti imprimere un’accelerazione alla svolta che deve prendere il tuo rapporto con Hildita. Ti posso dire questo… Vai da lei e chiedile se ha un neo dove tu sai. Diglielo! Vediamo lei che cosa ti dice e come reagisce. Vediamo se quel neo che non dovresti ancora conoscere esiste sul serio ed è proprio lì dove si trova! Neppure Pablo lo conosce ancora. Questo proverà che tutto quello che hai vissuto nel flusso è stato tutto vero, non una fantasia…»
Non le ho mai parlato di quel neo, porca miseriaccia! Me l’ero tenuta per me, quell’informazione, per pudore! Mi alzo di getto depositandola pesantemente sulla poltrona, dalla quale quasi rimbalza fuori, mentre lei sente che il mio gesto è stata una liberazione, che non la amo – anche se un giorno forse l’amerò – perché adesso amo ancora Hildita e in una maniera così assoluta che non ci posso rinunciare. Tuttavia ammetto che ho sempre trovato la bella psicologa bionda magnifica, intelligente e intrigante. Non le manca proprio niente. Quanto mi piacerebbe baciarla…
Prendo di mira la porta. La chiave ce l’ha lei però. Intuisco che non mi voglia aprire prima d’aver finito di dirmi tutto quello che desidera. Allora la prendo a calci – la porta, non la bella psicologa di nome Sylvie – e quella si disgrega come sabbia.
Faccio un gran baccano ma non incontro persone sul piano. Ne incontro però sotto, al pianterreno, e tutti mi vedono come fossi stravolto, che con le stampelle corricchio rischiando più volte di cadere.
Dietro di me il lamento straziato e inconsolabile – che è quasi un latrato – di Sylvie, la bella psicologa bionda giunta dal futuro per amarmi…
«Uno di noi due morirà! Sarà troppo tardi quando scoppierà il nostro amore, capisci? Per questo sono venuta qui a prenderti prima!», mi urla dietro mentre la sua voce s’infrange divenendo un’eco che mi ossessionerà da lì in poi.
Mi dirigo verso scuola, da Hildita. Durante il percorso mi imbatto in un cane sfuggito al giogo del proprio guinzaglio. Il vecchio Guillermo ne avrebbe timore, ma quello nuovo lo guarda negli occhi e capisce che è semplicemente felice di potersi scatenare dopo chissà quante ore di riposo forzoso. Stabilito un contatto visivo con lui, quello mi risponde fermandosi. Sembra sorridermi. Lo accarezzo, così il padrone gli può rimettere il guinzaglio. Il padrone mi ringrazia di cuore perché temeva avesse potuto finire sotto una macchina… Il vecchio Guillermo aveva paura dei cani, questo nuovo no. Come si può spiegare questa discrepanza, se non ammettendo che quello che ho vissuto nel flusso è vero?!
Per la strada, nonostante la mia agitazione, un turista spagnolo mi chiede un’informazione. Lo capisco, capisco quel che dice anche se non dovrei mai aver studiato lo spagnolo. Certo, perché nel flusso sono stato in Spagna e un po’ di Spagnolo l’ho appreso! Altrimenti, come si spiegherebbe che sia in grado di capirlo e rispondergli anche con qualche parola nella sua lingua?!
Prima che se ne vada, vedo che si è portato appresso una chitarra. Me la faccio prestare un secondo. Improvviso una canzone, la canzone che avevo composto per Hildita. Lui mi guarda come avesse compreso di avere a che fare con un artista o uno schizzato, o anche entrambe le cose… Quella canzone esiste eccome! E io so suonare la chitarra. Come si spiega tutto ciò, se la mia vita nel flusso me la sarei solo immaginata, eh?!
Riprendo il mio cammino. Ripenso al discorso della scritta sul muro della scuola… Dunque sarebbe opera di Sylvie, che voleva aprirmi gli occhi? Nondimeno nei miei ricordi mi imbatto anche in un’altra scritta… Questa l’avevo veduta su un muretto quando ero con Rosanera… E quella scritta diceva “Sylvie ti ama!”, se non erro… Che ci faceva lì? Quella, chi l’avrebbe scritta, se Sylvie dice di non sapersi spiegare tutta la storia di Rosanera?!
Sono a scuola. Investo bidelli che, vedendomi sconvolto, cercano di fermarmi perché devo star per compiere un gesto da folle, perché ho una faccia da folle. Per i corridoi investo quella di Elettronica che con la sua voce stridula mi manda al diavolo. Mi attardo pure – traendone un gran gusto – a spezzarle entrambe le gambe con le stampelle, perché una bella bastonata se la merita proprio ed è ora che qualcuno gliela dia; e poi le spezzo anche entrambi i polsi, come in quel film western, mentre dentro di me spero di averla resa invalida per sempre…
Salgo le scale boccheggiante appoggiandomi profusamente al corrimano. Sbuco al piano giusto. Vedo l’aula. È ricreazione, e Pablo e Hildita si sono appartati fuori e si stanno baciando. Ormai lo fanno alla luce del sole, almeno in questo luogo…
Quando Pablo mi vede, si irrigidisce e pensa che sia lì per loro, perché li ho scoperti. Ed è pronto a prendersi le botte senza reagire, perché è davvero mio amico. Ah, ma, amico mio, non oserò toccarti, a te che vuoi sinceramente bene a Hildita quanto ne voglio io e solo hai avuto la fortuna di trovarti nella sua vita al momento giusto e nel posto giusto, al contrario di me…
Hildita sta per piangere. Ma lei è certa che non picchierò nessuno, mi conosce ormai troppo bene. A meno che sia impazzito sul serio, certo. In tal caso potrei compiere uno sproposito… Che cosa sto facendo lì con le grucce, scapiccollandomi per andarle incontro? Che cosa le voglio dire?, si starà chiedendo. È ovvio che pensi che sia venuto per sorprenderli con le mani nella marmellata.
Quando finalmente le sono innanzi, le parlo a corto di fiato, mentre mi sono tornati i fottuti brividi e ho la pelle d’oca, porcogiuda!
«Hildita!… Ma tu… hai un neo vicino la fica… cioè il pube?!»
Sembra che le abbia chiesto se possiede il siero antivipera perché sono stato appena morso…
E lei… Mi guarda stupita. Non capisce che ho, ma comprende che deve essere in atto un qualche grosso sconvolgimento. Dal suo volto credo di indovinare che ce l’abbia davvero quel neo, dopo tutto. E allora… Lei piange e si getta ad abbracciarmi.

4.6

+9
Da oggi io e Hildita non possiamo più stare tutto il tempo assieme. È tornata a scuola e io mi annoio a non averla sempre accanto che mi sorride rischiarandomi la giornata. Tuttavia non rinuncerà a venirmi a trovare il pomeriggio, quando potrà, mi ha detto.
E il pomeriggio, poco prima che entri nella sala dove faccio fisioterapia, mi accorgo che si è fermata fuori a parlare al telefono. Piange.
Faccio appena a tempo a sentire la sua ultima frase che mi infligge una stangata al cuore:
«…Come faccio a dirglielo?!»
Poi, quando si accorge che l’ho vista, attacca in fretta:
«Adesso devo andare. Ti chiamo dopo…»
Ce l’ho davanti, e non sa cosa dire.
«Chi era che ti ha fatto piangere?», le chiedo dispiaciuto.
«Ma no, niente. Poi mi passa…», si soffia il naso.
«Non vuoi dirmi chi era?»
«No…», mi dice timidamente.
La colgo così turbata che capisco che sia una questione che non mi compete. Oppure forse è il contrario?
«Senti, perché non facciamo una bella chiacchierata io e te? Ho l’impressione che tu mi debba dire qualcosa… Se hai altro da fare, non devi sentirti in obbligo a passare ogni giorno. Poi ormai siamo così uniti… Non ci diciamo forse tutto?»
Ma è la frase sbagliata al momento sbagliato. Abbassa lo sguardo e riscoppia a piangere più chiassosamente. Allora temo che sia qualcosa di grave.
Mi abbraccia. Non sa tenersi dentro le cose, se uno vuole che le butti fuori.
«Era Pablo…», mi dice, mi guarda e poi non sa procedere.
Quella frase mi risuona come una sentenza. Mi erompe dentro qualcosa e dico ciò che non mi sarei mai immaginato di pronunciare.
«C’è stato qualcosa tra voi, vero?», le chiedo tutto d’un fiato.
Lei annuisce mortificata.
«Quando è successo? Mentre ero in coma?»
Non risponde subito. Valuta le alternative.
«No, prima, prima… Era cominciata già prima…»
«Prima quando?»
«Prima… Un mese prima del tuo incidente. Però non sapevamo quanto fosse importante…»
Immagino tutto. Un mese fa Pablo e Hildita si scoprono a darsi un bacio più caldo del consueto, magari in una di quelle sere in cui sono usciti assieme dopo aver fatto i compiti. E non è per nulla innocente quel bacio… Lei ci sta. Inspiegabilmente ci sta, anche se ha il ragazzo. Anzi, da quel trasporto che sente per Pablo, si rende conto che col suo ragazzo è finita. Però ufficialmente continua a dire che sta col suo ragazzo, perché le fa comodo così, perché sennò sarebbe troppo complicato spiegare a tutti che ha avuto qualcosa con Pablo. Vuole evitare le voci, che già c’è qualcuno che le ha vergato quella brutta insinuazione sul muro. Anzi, teme che quello, chiunque sia, possa venir informato di quei fatti: teme che prima o poi su quel muro possa comparire il nome di Pablo assieme al suo… Così decidono di tenere tutto nascosto. Non lo dicono a nessuno, neppure a me, che sarei la persona loro più vicina. Forse la vicenda deve esser stata fonte di dibattito tra loro. Pablo me lo voleva dire, lei no. Così Pablo mi si occulta di fronte a strani silenzi e malinconie improvvise, perché sente di tradirmi, perché sa quanto Hildita piaccia anche a me; eppure delle volte finge che non sia cambiato niente. Per quanto riguarda Hildita, con me non era in rapporti ottimali, anche se forse un tempo si era chiesta quanto le piacessi sul serio. Per cui non deve averle causato troppo imbarazzo dal principio questa situazione. Forse deve anche aver sospettato che potessi essere io l’autore di quella scritta diffamatoria sul muro su di lei… Però adesso sente di non esser stata sufficientemente sincera con me.
Sono sicuro che la loro storia quel giorno, il giorno del replay, si fosse già interrotta. Doveva essere successo qualcosa, perché Hildita non mi dà l’idea di essere una che sa fingere per così tanto tempo, fingere che con Pablo non fosse stato in atto nulla – ciò mi verrà confermato in seguito da lei stessa. Dopo qualche tempo che il flirt procedeva, lei gli ha chiesto una pausa di riflessione per mettere ordine nel marasma che si agitava nel suo cuore. Infatti c’ero anche io da esser valutato; me, con cui era in moderati cattivi rapporti, anche se tramite Pablo stava recuperandomi. Hildita aveva il sentore che, sotto quella mia passata scontrosità, si celasse una passione genuina per lei…
Così la comprendo, comprendo che non ci capisca più niente e quanto sia scazzata. Hildita in questo periodo mi ha dimostrato quanto mi vuole bene, e anche io gliel’ho finalmente dimostrato come avrei dovuto fare fin dal principio. Però è anche successo qualcosa che potrebbe aver rovinato la strada che il nostro rapporto stava prendendo inizialmente, strada dalla quale forse non saremmo mai dovuti deragliare. Il fatto che io le abbia salvato la vita l’ha costretta a provare riconoscenza per uno che prima aveva anche odiato. Cioè, potrebbe essere che lei si sia sentita costretta a ricambiare quel sentimento che intuiva bene o male io provassi per lei. Così, non so se questa storia del salvataggio non si trasformerà in un micidiale boomerang. Non so se lei potrà semplicemente amarmi solo perché mi ama e io la amo. Non so che ruolo può ancora ricoprire Pablo per lei, con il quale si è molto riavvicinata nel momento in cui ero in coma, perché aveva bisogno di un alleato che la sostenesse. Potrebbero essersi sbaciucchiati focosamente fino a una settimana fa…
Non so come andrà a finire la loro storia. E pure la mia storia con lei.

4.5b

Beh, l’ho fatto. Ho espletato anche questo rompimento e domani proseguirò col programma riabilitativo. Delle volte, nella vita di un uomo, si devono assolvere anche queste faccende mondane che all’uomo – vero – non piacciono. Beh, l’ho fatto perché sono un uomo ormai, io…
Chissà perché penso che questa esperienza assuma un valore un po’ da ultimo giorno di scuola. Ultimo giorno in assoluto, intendo.
Non so perché ma credo che non ne farò altri. Non terminerò mai la scuola. Non è qui il mio futuro. Però avevo bisogno di chiudere il cerchio.
Addio compagni e professori. L’ho deciso in questo momento: non tornerò mai più qui.
All’uscita noto una certa malinconia in Pablo, e non per la decisione che ho appena preso, di cui ancora non l’ho messo al corrente.